El porte pasiensa sior Capelan, che co l'è tut fenì ghe faron 'na ceséta...

"Così si esprimeva nel 1916 il trentenne capitano Gabriele Sante Nasci del battaglione "Feltre" ,verso il suo Cappellano, don Luigi Agostini, che era alquanto risentito per le imprecazioni ed il frasario. Fatte proprie queste significative parole, ed in onore e commemorazione dei caduti ; il Gruppo Alpini Caoria ha avviato nel 2010 il restauro e la ricostruzione del manufatto per la rievocazione del Centenario della Grande Guerra.

 
 CENTO ANNI FA LA GUERRA, OGGI LA PACE DEGLI ALPINI

Un paesaggio alpino pressoché intatto, dunque selvaggio, è quello delle montagne che l’una dopo l’altra s’alzano a formare la Catena del Lagorai. La strada che conduce a Caoria, piccola frazione del comune di Canal San Bovo, termina a ridosso di boschi profumati attraversati da un dedalo di sentieri che montano le cime. Salendo verso l’alto si incontrano numerosissimi manufatti  legati alla Grande Guerra, ai reparti alpini in particolare. L’incanto e la verità del passato  abbracciano il viandante e lo costringono a interrogarsi su ciò che accadde per conoscere il nome dei protagonisti e le loro vicende.Guida, in questo cammino, è il medico prestato alla storia Luca Girotto, appassionato conoscitore di ogni singola pagina di guerra vissuta tra la Valsugana, il Lagorai e la Val Cismon, ingaggiato dal gruppo alpini di Caoria per la due giorni a ricordo degli uomini che combatterono sul Monte Cauriol, un secolo fa. La regia è afidata a Renato Loss, alpino di Caoria, che si fa in quattro e non si risparmia. Vice sindaco entusiasta del suo paese.Sabato l’itinerario ha toccato i luoghi signiicativi del fondovalle a ridosso delle cime e il piccolo cimitero militare di Caoria. Trincee e postazioni in caverna a Pralongo e Refavaie, minuziosamente descritte dalle parole di Luca, impegnato in serata nel racconto della giornata del 27 agosto 1916 e dei fatti che videro protagonisti alpini e Kai- serjäger in quelle zone. Conferenza la sua, dedicata al grande amico e alpino William Faccini, scomparso lo scorso anno, il cui padre Bepi partecipò alle operazioni sul Cauriol nelle ila della 64ª compagnia del Feltre.Con logica serrata e abilità persuasiva in un’alternanza di immagini d’epoca e foto recenti, Luca ha mostrato gli scenari e le vicende di una guerra triste e lontana. Le parole interpretate  dal  coro  Vanoi  hanno  disegnato i contorni più intimi dell’anima del soldato. Musica e immagini che sono rimaste nella mente di chi, l’indomani, ha raggiunto la croce di vetta del Monte Cauriol. Una breve cerimonia e quindi la discesa per raggiungere la chiesetta del Feltre, restaurata dagli alpini di Caoria. Capolavoro del fare.Accanto ai  parenti  dei  combattenti, il Presidente della Sezione di Trento Maurizio Pinamonti con il Consigliere Renzo Merler, il vice Presidente della Sezione di Feltre Nicola Mione, il Capogruppo di Caoria Luigi Caser e il sindaco di Canale San Bovo Albert Rattin. Quindi la Messa accompagnata dal coro Ana Piave di Feltre e i discorsi delle autorità.
Dall’alto è una macchia di colori accesi stretti davanti all’altare, ognuno giunto ino a lì per un motivo che porta con sé.Le facce del Cauriol sono tante. Quelle dei soldati austriaci e italiani, dei civili che soffrirono la guerra, della montagna scavata, colpita, che non fu più la stessa. E questi volti ritratti in bianco e nero si afiancano ai più recenti. A quelli degli alpini di Feltre che hanno il Cauriol nel cuore, a quelli di Ziano di Fiemme e Caoria la cui storia si unisce idealmente lungo i sentieri esigui che salgono questa montagna.Un secolo fa, la vita si prese una pausa che durò cinque anni. Lo spirito dei giovani e dei richiamati che combatterono quassù è monumento intatto e attuale. I parenti di Manaresi, Carteri,Faccini, Borgo, Molinelli, De Berardi- nis, Piantanida e molti altri si sono ritrovati ai piedi del Cauriol, nell’ombra lunga dei propri cari. Un appuntamento irrinunciabile per gli alpini di Feltre e di Caoria. In loro riconosciamo quell’Italia che vorremmo, che non ci stanchiamo di sognare: allegra, laboriosa e iera. Un’Italia che onora la storia, per questo capace di guardare avanti.

LA CONQUISTA DEL CAURIOL

Nella primavera del 1916 gli alti comandi dell’Esercito Italiano decisero, per la prima volta dall’inizio della guerra, di dare il via a una massiccia controffensiva sulle Alpi di Fassa. Ai reparti di bersaglieri e di fanteria venne afidato il compito di conquistare Cima Cece, vetta più alta della Catena del Lagorai. L’azione sul Monte Cauriol avrebbe dovuto rivestire, invece, un semplice ruolo dimostrativo, richiamando in questa zona l’attenzione austriaca ed evitando così un possibile rafforzamento sulle posizioni più seriamente minacciate. Ma il destino non assecondò le aspirazioni dello Stato Maggiore italiano.
La conquista di Cima Cece dalla Forcella di Valmaggiore fallì, mentre l’azione sul Monte Cauriol si concluse con l’occupazione della vetta nello stupore più assoluto degli alti comandi.Gli attacchi si svolsero tra il 22 e il 27 agosto: da Forcella Magna, dove erano dislocati, il battaglione Monrosa del maggiore Scandolara salì il ianco sud est del Cauriol, mentre il Feltre del capitano Nasci, investì direttamente il ianco sud ovest puntando alla vetta.
Si ringrazia la giornalista Mariolina Cattaneo per l'articolo.
 
 
Canal San Bovo, frasi ingiuriose contro l’Adunata nazionale e replica per le rime «Noi onoriamo tutte le bandiere, tu sputi ogni giorno nel piatto in cui mangi»
CANAL SAN BOVO. La chiesetta dedicata agli alpini alle falde del Monte Cauriol, restaurata dal Gruppo Alpini di Caoria, è stata danneggiata incidendo delle frasi ingiuriose contro la partecipazione degli alpini all’adunata nazionale di Trento. Le frasi incise, nascondendosi dietro l’anonimato, dicevano fra l’altro «Alpini vergognatevi… avete rinnegato le sofferenze ed il sacrificio dei vostri padri che cento anni fa difendevano questa terra...». Il Gruppo alpini di Caoria, attraverso il suo capogruppo Luigi Caser, ha risposto scrivendo una “Lettera al vandalo”. In essa si inizia dicendo che «quando persone, che mai sono state viste fare qualcosa di utile sul territorio, criticano il comportamento e le attività in campo sociale, storico e culturale del Gruppo alpini di Caoria, in modo anonimo, sorgono spontanee alcune considerazioni. Noi alpini, qui nel Vanoi, con impegno e fatica da decenni preserviamo in diversi modi la storia del nostro territorio, avviando iniziative ed attività che Tu, nella tua ignoranza - si legge nella lettera indirizzata al “vandalo” - manco riesci ad immaginare. Perché Tu ti alimenti solo di ricordi, sfruttando, manipolando ed adattando ai tuoi desideri “la Storia”; ed in questo molti di coloro che la pensano come Te sono da sempre maestri». «Noi alpini - prosegue la lettera - quando organizziamo una commemorazione ricordiamo tutti, onorando tutte le bandiere; voi, nelle vostre manifestazioni, non vorreste la bandiera Italiana; ma siete in Italia, parlate italiano, mangiate, scrivete, progettate, cacciate, lavorate, ritirate lo stipendio o la pensione, tutto e sempre in Italiano. Ogni giorno, quindi, sputate nel piatto in cui continuate però a mangiare… Noi abbiamo realizzato un piccolo museo dove sono ricordati ed onorati tutti i combattenti, senza distinzione di nazionalità, ed all’esterno dell’edificio abbiamo voluto, assieme alla bandiera italiana, anche quella austriaca e lo stendardo dell’Europa. Proprio e sempre nel segno dalla Pace, nel 2017 avevamo completato il recupero della storica chiesetta del Monte Cauriol, simbolo delle sofferenze imposte ai soldati da una guerra insensata». Infine nella lunga lettera fra l’altro si legge: «Quale è il tuo contributo al miglioramento della società trentina? La verità è che Tu non fai nulla, forse per non sporcarti la costosa divisa con la quale ti piace sfilare… Noi, come divisa, abbiamo solamente il nostro cappello alpino, ma operiamo aiutando “tutti”, in Italia e nel mondo. Tu e tutti quelli come Te pensate invece solo al “vostro” Sud Tirolo…». (r.b.)

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